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Alla Lavagna – Spezia sconfitto di misura alla Scala del calcio

di Daniele Izzo
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Chissà come sarebbe stato, in tempi normali, San Siro vestito a festa, colorato di tanto bianco, come nel 2014, e di nerazzurro, senza dimenticare una spolverata di rosso per le vicinanze del Natale. Sicuramente bellissimo. Tuttavia, nell’anno pandemico 2020, i tifosi di Spezia e Inter si sono dovuti accontentare di una sfida Davide contro Golia in salsa televisiva, che vide gli uomini di Vincenzo Italiano uscire sconfitti di misura da quelli di Antonio Conte, alla sesta vittoria consecutiva. Torniamo al 20 dicembre 2020, a Inter – Spezia, per capire cosa funzionò e cosa è possibile migliorare in vista del nuovo incontro tra le squadre di domani sera al ‘Picco’.

SCELTE – Italiano sorprende tutti e consegna alla Scala del Calcio una formazione salda nei principi ma estremamente rivoluzionata negli interpreti. Provedel è la certezza tra i pali, a maggior ragione dopo il rigore parato a tempo scaduto a Musa Barrow. Davanti a lui difesa totalmente rivoluzionata rispetto al precedente impegno: tornano Vignali, Terzi e Bastoni, ma soprattutto fa il suo esordio dal primo minuto il giocatore albanese Ardian Ismajli. Anche al centrocampo, poi, il tecnico spezzino rifà totalmente il look: fuori Estevez, Agoumè, e Maggiore, dentro Deiola, Ricci e Mora. Davanti confermati Gyasi e Nzola, coadiuvati da un’altra sorpresa: Gennaro Acampora. Nessuna sorpresa, invece, nell’Inter di Antonio Conte: da Handanovic a Lukaku, i nerazzurri scendono in campo con la formazione tipo.

LA PARTITA – La strapotenza fisica di Lukaku, la saettante velocità di Hakimi, il dinamismo di Barella e Lautaro Martinez: tutti questi motivi, e non solo, hanno portato lo Spezia, per la prima volta in stagione, a iniziare più contratto. Il classico 4-3-3 di Italiano è meno arrembante e più riflessivo. Più basso e attento a non lasciare spazio alle famigerate ripartenze dell’Inter. Nerazzurri che, al contrario, iniziano con una difesa altissima, quasi sulla linea di metà campo con l’obiettivo di mandare in fuorigioco uno Nzola ‘in the zone’, come piace dire agli americani. Moduli e tattiche all’opposto, quindi, non possono che produrre una fase di studio. Da questa, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, ne esce meglio la squadra di Vincenzo Italiano: l’Inter attende, non alza il ritmo della pressione chiudendosi a riccio in un 5-3-2 e lasciando il pallino del gioco a uno Spezia che cresce in fiducia e intensità, dà libero sfogo ai terzini e costringe l’undici di Conte ad arroccarsi a difesa dell’area di rigore. Tuttavia, avaro di spettacolo, un primo tempo più tattico che emozionale scivola via senza sussulti. Al rientro in campo dagli spogliatoi, tra le fila nerazzurre c’è una sorpresa: fuori il grande ex della gara, Roberto Gagliardini, e dentro Stefano Sensi. La mossa del tecnico pugliese è chiara: più qualità in fase di possesso e capacità di ondeggiare tra le linee. L’Inter con l’italiano in campo cambia marcia e viene premiata dalla dea bendata con l’episodio che apre la gara: apertura di Lautaro Martinez per Hakimi che, dopo aver cavalcato nelle praterie lasciate dagli uomini in maglia bianca, trafigge un colpevole Provedel sul primo palo. Lo Spezia accusa il peso dello svantaggio e, nella più classica delle leggi del contrappasso, fa quello che i padroni di casa avevano mostrato nel primo tempo: si abbassa. Così, al 71’ arriva la situazione che chiude definitivamente l’incontro. Su un cross di Sensi, Nzola tocca col braccio: calcio di rigore. Dal dischetto Lukaku è glaciale e spiazza Provedel. Tatticamente la partita si chiude qui. Gli ultimi minuti di gara servono soltanto a Roberto Piccoli per iscriversi al tabellino dei marcatori per la prima volta in Serie A.  

COSA HA FUNZIONATO – Nonostante il risultato, parecchie furono le cose da salvare nella gara del ‘Meazza’.  

Anzitutto, l’impatto delle seconde linee. Vincenzo Italiano cambiò ben 8/11 della squadra, ma la prestazione dello Spezia non ne risentì. Anzi, finché la benzina infiammava nel motore, furono i bianchi, corti e ordinati, a comandare le operazioni sul terreno di gioco. Poi, altrettanto sicuramente, la capacità per buona parte della gara di sapersi adattare alle caratteristiche dell’avversario. Infine, ultimo ma non per importanza, la voglia di Roberto Piccoli di incidere nella partita nonostante i pochi minuti a lui concessi.

COSA SI PUO’ MIGLIORARE – Trovando nel gol subito da Barrow al Dall’Ara il giusto collegamento, si può dire l’attenzione difensiva. In una gara come quella di Milano, giocata nei piccoli dettagli contro la squadra cha ha dominato il campionato, le pecche difensive punirono ancora una volta oltre misura lo Spezia. In particolar modo nell’azione che sbloccò la gara, Hakimi fu libero di percorrere cinquanta metri di campo senza contrapposizione e battere Provedel, non perfetto, sul suo palo. 

La sconfitta di Bologna ha permesso a Cagliari e Torino di accorciare le distanze. Domani sera al ‘Picco’ arriverà l’Inter in una sfida sulla carta proibitiva. Ma ai sogni, si sa, alle volte piace andare oltre le previsioni e lo Spezia ne conserva uno grosso nel cassetto.

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